Itinerario nei Parchi del Nord della Tanzania, un mix tra grandi classici e tappe insolite

Nel mese di agosto abbiamo trascorso tre settimane in terra tanzaniana e la prima settimana è stata dedicata ad un safari che, con la collaborazione di Safari Avventura ci ha portato alla scoperta dei più famosi e imperdibili parchi della Tanzania (il cosiddetto circuito dei parchi del nord), partendo dalla piccola Arusha e passando per il Tarangire National Park, il Lake Manyara, la Ngorongoro Corservation Area fino a raggiungere il famoso e immenso Serengeti National Park.

Quando si parla di Tanzania, vengono alla mente le immense pianure della savana, i baobab che dominano il paesaggio e gli animali che ci abitano. Abbiamo scoperto che i parchi tanzaniani sono molto di più che pianure sconfinate e savana, ma ciascun parco ha una propria identità e peculiarietà, per soddisfare le esigenze di tutti, grandi e piccini.  

Ecco il nostro tour!

Con l’aiuto delle nostre guide di Safari Avventura abbiamo scelto un itinerario che facesse prima e ultima tappa ad Arusha, in cui si trova un piccolo aeroporto con comodi collegamenti sia per Dar Es Salaam, capitale della Tanzania, che per Zanzibar e per poter lasciare i bagagli non necessari nel Lodge. Per tornare ad Arusha, poi, abbiamo ripercorso la medesima strada dell’andata (tra Ngorongoro Conservation Area e il Serengeti National Park), e abbiamo potuto osservare dall’alto l’immenso cratere con la luce del pomeriggio, che avevamo già visto di prima mattina, un’autentica meraviglia.

 

Il Parco Nazionale di Arusha, è considerato uno dei più bei rifugi di vita selvatica del paese, molto vario dal punto di vista paesaggistico. L’intero parco è denso di forme di vita. Si incontrano mandrie di bufali (la specie più diffusa del parco), zebre, giraffe,babbuini , scimmie blu e non è raro avvistare facoceri, antilopi d’acqua e noi abbiamo avuto la fortuna di vedere anche un elefante. Qui è possibile svolgere diverse attività, noi abbiamo scelto la passeggiata a piedi nel parco accompagnati da un ranger armato per sentirsi un po’ esploratori. Si entra a contatto con la natura anche solo passeggiando (per i più esperti è possibile anche fare trekking sul monte Meru), ed è possibile avere incontri ravvicinati con gli animali, soprattutto giraffe e bufali. Il ranger inoltre, vi porterà alla scoperta di piante, erbe, frutti, che gli abitanti di quei posti usano anche come medicinali. La sensazione di libertà che dà il safari è amplificata dalla camminata.

 

La giornata successiva è stata dedicata al Parco Nazionale del Tarangire. Qui  il paesaggio è dominato da maestosi baobab, alcuni di oltre 2000 anni, e da un’ondeggiante savana silvestre. Il parco  ospita la più grande popolazione di elefanti della Tanzania settentrionale. Il Tarangire River separa in due il parco, e qui si possono avvistare gli animali che si abbeverano.

 

Il Parco Nazionale del Lago Manyara, invece, è uno dei parchi tanzaniani con la più alta biodiversità. In una superficie di soli 330 kmq, di cui 230 occupati dal lago, è possibile incontrare cinque differenti ecosistemi. Il parco ospita molte specie animali tra cui elefanti, bufali, zebre, giraffe, leopardi, leoni, babbuini, ippopotami, antilopi, facoceri ed è un paradiso per gli amanti del bird watching, essendo abitato da oltre 380 tipi di uccelli. E’ il parco in cui domina il rosa dei fenicotteri (gli unici che avevo visto prima erano a Las Vegas al Flamingo ;)) ed è stato il primo incontro con gli ippopotami, che si rilassano tutto il giorno nell’acqua.

 

La Ngorongoro Conservation Area è uno dei luoghi più famosi al mondo per i safari, dichiarata Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'Unesco nel 1978 e International Biosphere Reserve nel 1981.

La zona di maggior interesse è il cratere di Ngorongoro, che si trova a circa  2.200 metri sul livello del mare, misura oltre 16 chilometri di diametro. E’ un’autentica  meraviglia con circa 30.000 grandi mammiferi residenti tutto l'anno, come bufali, leoni, elefanti, ghepardi e rinoceronti (che sono davvero rari da avvistare e noi purtroppo non siamo stati fortunati), e molte varietà di uccelli, come fenicotteri, aquile, poiane, struzzi e falchi. Il centro del cratere è occupato dal lago Magadi, che ha acque basse quasi a prosciugarsi durante la stagione secca, ed è il punto migliore per osservare stormi di fenicotteri e gru coronate, ma anche molti erbivori, soprattutto numerosissimi gnu e zebre, che qui si abbeverano, richiamando la presenza di leoni e iene.

  

Abbiamo scelto di non partecipare al tour presso un villaggio masai, che si trovano nell’area del Ngorongoro (spesso i villaggi masai per i turisti sono creati a nostra misura e quindi perdono di genuinità e qualcuno lo abbiamo visto sulla strada). I masai portano al pascolo il bestiame e quindi è facile avvistarli anche dall’auto direttamente sulla strada.

Su consiglio delle nostre guide abbiamo invece inserito nell’itinerario un mini programma di turismo culturale, per un contatto diretto con i locali.

A Mto wa Mbu, con una guida del posto, abbiamo girato in bicicletta per il villaggio alla scoperta delle risaie, delle piantagioni di banane, con tanto di visita ad una casa tipica e agli artigiani che lavorano il legno. Abbiamo anche assaggiato la birra di banane.

 

Il tour si è concluso con la visita al Parco Nazionale del Serengeti, il parco più antico e vasto della Tanzania, con la sua area di circa 15000 kmq .Il nome, di origine Masai, Siringet, significa “Pianura senza confini”.

Considerata l’immensità e la numerosità dei predatori da avvistare (c’è chi fa anche 3 notti nel parco), abbiamo scelto di entrare nel pomeriggio e campeggiare direttamente nel parco e poi svegliarci molto presto la mattina successiva e ottimizzare così i tempi.

Oltre alle pianure sconfinate, abbiamo potuto osservare mandrie di erbivori, soprattutto gnu e zebre, e ancora i branchi di leoni e leonesse coi cuccioli e altri predatori come iene, ghepardi, leopardi, sciacalli.

Il Serengeti è teatro della famosa e spettacolare migrazione degli animali, che si ripete, a ridosso delle stagioni africane da milioni di anno. 

I parchi del Nord della Tanzania hanno il grande vantaggio di essere molto accessibili, perché vicini un all’altro e perciò con trasferimenti comodi di circa 2-3 ore tra un parco all’altro, e non ci si annoia La strade principali, da Arusha e praticamente fino all’ingresso del Ngorongoro Conservation Area, sono asfaltate ed in buone condizioni.

All’interno di tutti i parchi e per raggiungere il parco Serengeti, invece, la strada è sterrata ed in alcuni casi anche stretta. L’esperienza e le capacità del driver aiutano a rendere il viaggio meno faticoso.

 

Il tour dei parchi è stato un autentico crescendo di emozioni. Tutti i parchi ci sono piaciuti, perché ogni giornata ha avuto un ricordo o un momento speciale.  la prima volta nell’Africa vera ed abbiamo avuto la sensazione di vivere in un documentario di National Geographic, capendo ad esempio, come cacciano le leonesse o le simbiosi tra zebre e gnu, o il senso di famiglia e le accortezze verso i piccoli.

 

Dalla jeep oltre agli animali (abbiamo avuto la fortuna di fare avvistamenti numerosi e molto ravvicinati), è possibile osservare la natura circostante, comprese la polvere alzata dagli zoccoli degli animali che si spostano e quelle delle jeep in movimento. E nel Serengeti, le mongolfiere che si alzano all’alba sul parco.

 

Oltre alle innegabili bellezze naturali, parte del merito è dell’agenzia a cui ci siamo affidati. Noi abbiamo scelto Safari Avventura e qui ringraziamo ufficialmente Gianluca e Francis, per la professionalità e l’entusiasmo con cui ci hanno accompagnato in questo viaggio. La buona riuscita del safari, infatti, dipende anche da chi vi accompagnerà.

Le nostre guide ci hanno letteralmente seguito in tutto, capiscono ed interpretano le esigenze dei clienti e conoscono bene il territorio. Una sera ci hanno addirittura invitati a cena in un ristorante tipico tanzaniano, e abbiamo potuto cenare da veri tanzaniani (quindi con le mani), assaggiando piatti tipici. 

 

Dopo una settimana di tour non può mancare un po’ di relax al mare. La scelta, come la  maggioranza dei viaggiatori è ricaduta su Unguja (conosciuta come Zanzibar, anche se in realtà Zanzibar è l’arcipelago), per l’economicità dei voli e la maggior disponibilità di alloggi con un buon rapporto qualità prezzo. Abbiamo aggiunto anche qualche giorno nella piccola e meno famosa isola di Pemba.

 

Ps. Scegliere qualche foto rappresentativa del safari è stato davvero difficile (oltre 1500 fotografie e tanti video in una sola settimana), sulla pagina Facebook trovate gli album di ogni parco!

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