Cosa vedere nei dintorni di Baku: il fuoco

Nel nostro soggiorno di una settimana in Azerbaijan, soggiornando a Baku, una delle giornate è stata dedicata ad alcune gite nella penisola di Abseron, “alla ricerca del fuoco”.

L’Azerbaijan è chiamato anche terra del fuoco per i giacimenti di cui è ricca, il culto del fuoco nel tempo ha sempre avuto importanza, e la simbologia delle fiamme è ricorrente, basti pensare alle Flames Towers che dominano il paesaggi della capitale e le trivelle sia in città che nei dintorni.

Numerose sono le citazioni dell’Azerbaijan e della Penisola di Abseron nei testi storici che raccontano dei giacimenti di cui il paese è ricco e dei culti che si sono sviluppati attorno al fuoco.

 

Muoversi in Azerbaijan nei dintorni di Baku è facile ed economico. Noi con i mezzi pubblici abbiamo visitato due siti naturalistici diversi nella penisola che raccontano il culto del fuoco e ci hanno fatto scoprire i dintorni di Baku e un’aria un po’ diversa da quella cosmopolita della capitale.

Consigli pratici per visitare Surakhani (Suraxani) e Yanar Dag

La mattina è stata dedicata alla visita del Tempio del fuoco a Suraxani (è chiamato Ateshgah), a circa 30 km da Baku.

Si tratta di un sito storico recentemente restaurato che contiene anche un piccolo museo.

 

E’ facilmente raggiungibile con una marutska, la numero 184 che parte dalla fermata della metropolitana koroglu. Suraxani è al capolinea del bus, vicino alla stazione ferroviaria. E’ sufficiente attraversare i  binari per raggiungere l’ingresso del Tempio.

 

Le origini del Tempio sono antichissime, legate a culti zoroastriani della fiamma eterna, anche se la costruzione attuale è ad opera di adepti indiani del culto di shiva.

L’Azerbaijan è stato parte dell’impero persiano ed è posizionato sulla rotta della via della seta, il principale collegamento dei tempi antichi tra Asia ed Europa e il tempio è stato un centro di culto importante.

Nel corso del tempo si è mantenuto grazie alle donazioni dei mercanti e dei viaggiatori che lo utilizzavano come base di sosta e degli asceti che invece vivevano lì anche per lunghi periodi.

 

Il nome “Atashgah” deriva dalla lingua persiana e significa letteralmente “casa del fuoco”.

 

Al centro del cortile brucia una fiamma, sotto una cupola quadrangolare sorretta da quattro colonne di pietra, che rappresentano i quattro punti cardinali. La sorgente naturale si è esaurita, ma nei lavori di restauro hanno inserito anche il gas. Insomma, è finto ma il sito è ben conservato e il fuoco suggestivo.

Il tempio è a forma pentagonale, il museo è stato creato nelle celle attorno al cortile. Ci sono rappresentazioni del passato, cimeli, manichini che illustrano la vita degli asceti, pannelli descrittivi delle religioni che hanno guidato la costruzione del tempio, racconti di viaggiatori che visitarono il tempio e foto dei principali eventi che si tengono nel tempio.

Tutto è spiegato anche in inglese, le foto e le rappresentazioni sono esaustive e interessanti (era la prima volta che visitavo un “tempio del fuoco”).

 

Ritornati alla stazione dei bus di Baku, abbiamo preso un’altra marutska che ci ha portato al sito Yanar Dag ovvero la “Montagna di Fuoco”, una collinetta di terra il cui fianco arde dagli anni cinquanta a causa di  gas naturale presente nel sottosuolo.

 

Il sito si raggiunge facilmente con il bus 217. E’ l’ultima fermata e il bus si ferma proprio di fronte all’ingresso del sito. Il bus percorre una salita con bandierine all’esterno (impossibile sbagliare fermata!).

Il biglietto per l’accesso al sito è economico e la visita abbastanza veloce ma comunque suggestiva anche se non così impressionante. Ma qui il fuoco è naturale ed è l’unico sito del suo genere rimasto, quindi merita una sosta. Si dice che la sorgente fu scoperta da un pastore che lanciò una sigaretta nelle vicinanze e la collina iniziò ad ardere.

 

Uscendo da Baku si può osservare quello che doveva essere l’ Azerbaijan fino a non molti anni fa. I dintorni infatti sono molto lontani dalla vita nella capitale: le strade asfaltate sono solo le principali, le strade secondarie sono in terra battuta. A perdita d’occhio trivelle al lavoro e trivelle esauste, con attorno villaggi. Paesaggi aridi e pascoli di capre e pecore.  

Lungo la via si incontrano chioschi improvvisati o donne che vendono la verdura dell’orto ad automobilisti di passaggio.  I tubi che trasportano i gas sono a vista e seguono la strada.

 

Una giornata alternativa, alla scoperta di una natura insolita e di culti poco conosciuti.

Consigliati se soggiornate a Baku e avete qualche giorno per visitare i dintorni.

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